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Nomi sovrabbondanti

I nomi di cosa possono essere sovrabbondanti, cioè avere una doppia uscita al plurale o avere sia un’uscita maschile che un’uscita femminile. Per esempio, un nome con doppia uscita al plurale è il braccio: i bracci, le braccia; un nome con uscita maschile e femminile è il caso / la casa.

Nomi difettivi

I nomi di cosa possono essere difettivi, cioè essere solo singolari o solo plurali. Per esempio, un nome maschile solo singolare è il coraggio; un nome maschile solo plurale è i dintorni; un nome femminile solo singolare è la pazienza; un nome femminile solo plurale è le nozze.

Transitivo

Il verbo è di genere transitivo quando il soggetto compie un’azione diretta verso un oggetto (io mangio una mela).
Scrivendo un verbo nel dizionario, si può sapere se è transitivo (v.tr.) o intransitivo (v.intr.) o entrambe le cose !

Intransitivo

Il verbo è di genere intransitivo quando il complemento è diverso dall’oggetto diretto (io vado a casa) oppure il verbo è usato assolutamente (io corro).
Scrivendo un verbo nel dizionario, si può sapere se è transitivo (v.tr.) o intransitivo (v.intr.) o entrambe le cose !

Passivo

Nella diatesi passiva, il soggetto grammaticale subisce l’azione espressa dal verbo. Il passivo si può avere solo con i verbi transitivi e si ottiene principalmente con l’ausiliare essere e il participio passato, che si accorda con il soggetto nel numero (singolare o plurale) e nel genere (maschile o femminile). Coniugare un verbo al passivo è semplice e tutti i verbi seguono lo stesso schema: per esempio, se il verbo della frase attiva è all’indicativo passato prossimo, la frase passiva si ottiene con l’ausiliare essere all’indicativo passato prossimo e il verbo al participio passato.
Frase attiva: Qualcuno ha avvisato Mario ?
Frase passiva: Mario è stato avvisato da qualcuno ?

Locuzioni

Le locuzioni sono formate da due o più parole che rimangono distinte sul piano ortografico ma che hanno un significato unitario, non desumibile da quello delle parole da cui sono formate. Come le parole anche le locuzioni appartengono a una categoria grammaticale:
Per esempio, ci sono le locuzioni verbali, le locuzioni sostantivali, le locuzioni avverbiali.
Le locuzioni sono più di 30.000: è possibile cercarle nel dizionario.

Periodo ipotetico

Il periodo ipotetico è formato da una proposizione reggente e una proposizione subordinata introdotta dalla congiunzione “se”. La proposizione subordinata esprime la condizione da cui dipende la realizzazione di ciò che è espresso nella proposizione reggente.

Articoli partitivi

Gli articoli partitivi indicano una parte non determinata di un tutto. Sono formati dall’unione dell’articolo determinativo con la preposizione DI.

Verbi pronominali

I verbi pronominali sono quei verbi che contengono il pronome riflessivo di forma debole.

Indicativo presente, verbi irregolari

Verbi irregolari della prima coniugazione.
Verbi irregolari della seconda coniugazione.
Verbi irregolari della terza coniugazione.

CI

La particella CI può avere varie funzioni:
- come pronome complemento o riflessivo di forma debole corrisponde alla 1° persona plurale (ci vediamo !);
- come particella pronominale può sostituire complementi indiretti e proposizioni subordinate implicite (ci spero !);
- come particella avverbiale (ci locativo) può sostituire un complemento di luogo (io ci vado, e tu ?);
- infine, può essere parte di un verbo (arrivarci, entrarci, metterci, volerci, ecc.).

NE

La particella NE può avere varie funzioni:
- come ne partitivo può sostituire un nome accompagnato da un’indicazione di quantità (quanti ne vuoi ?);
- come particella pronominale può sostituire complementi indiretti e proposizioni subordinate implicite (che ne pensi ?);
- come particella avverbiale può sostituire un complemento di luogo;
- infine, può essere parte di un verbo (andarsene, ecc.).

Verbi modali

I verbi modali o servili o ausiliare di modo sono quei verbi che collegandosi a un verbo all’infinito, gli conferiscono una particolare modalità:
- volere > volontà;
- dovere > necessità;
- potere > possibilità;
- sapere > capacità.

Verbi riflessivi

I verbi riflessivi sono verbi di genere transitivo che possono avere la diatesi riflessiva, quella particolare relazione tra il verbo, il soggetto e l’oggetto, in cui il soggetto compie un’azione che ricade direttamente o indirettamente su sé stesso. Per esempio il verbo alzare è un verbo transitivo. Nella diatesi attiva, l’azione è diretta su un oggetto: io alzo la mano. Nella diatesi riflessiva, l’azione è diretta sul soggetto: io mi alzo. La diatesi riflessiva si realizza con i pronomi riflessivi.
Dato che anche i verbi pronominali (transitivi e intransitivi) contengono i pronomi riflessivi, questi verbi vengono spesso definiti come ‘riflessivi’.

Pronomi relativi

I pronomi relativi permettono di collegare due proposizioni contenenti informazioni riguardanti lo stesso elemento, evitando di ripeterlo. I pronomi relativi sono: che, quale, cui. I pronomi relativi doppi sono: chi, chiunque, quanto.

Verbi della 2° coniugazione che contegono gn

C’è n’è solo uno: spegnere.

Congiuntivo

Il modo congiuntivo si usa per esprimere esortazioni, desideri, speranze, dubbi, nel periodo ipotetico di 2° e 3° tipo e in un gran numero di proposizioni subordinate. Ha quattro tempi: presente, passato, imperfetto, trapassato.

Superlativo assoluto

Il grado superlativo assoluto di un aggettivo esprime l’intensità massima di una qualità in assoluto. Si forma con il suffisso -issimo, con i prefissi arci-, ultra-, stra-, super-, iper-, con gli avverbi molto, incredibilmente, oltremodo ecc.

Frasi indipendenti

La frase semplice o indipendente può essere enunciativa, interrogativa, esclamativa, esortativa o desiderativa.

Verbi irregolari

I verbi irregolari sono quei verbi che non seguono la loro coniugazione in uno o più modi o tempi. I verbi irregolari in are sono solo quattro, pochi di più quelli in ire, mentre sono più numerosi i verbi irregolari in ere.

Verbi regolari

I verbi regolari si coniugano sostituendo la desinenza dell’infinito con la desinenza del modo e tempo che si vuole utilizzare, secondo un certo schema. Le desinenze dei verbi regolari sono raccolte in queste pagine: verbi in are, ere, ire (solo desinenze) | verbi in are | verbi in ere | verbi in ire.

Are ere ire

Are, ere, ire sono le desinenze dei verbi all’infinito che permettono di dividere tutti i verbi in tre classi o coniugazioni. I verbi della 1° coniugazione in are sono quasi 4000. I verbi della 2° coniugazione in ere e della 3° coniugazione in ire sono circa 500.

Locuzioni avverbiali

Le locuzioni avverbiali sono formate da due o più parole: in fretta e furia, di bene in meglio, ecc. Gli avverbi sono formati da una parola sola: bene, male, velocemente, dentro, fuori ecc.

L’ha o la ?

L’ha = pronome oggetto diretto + verbo avere
La = articolo determinativo

Pronomi diretti e indiretti

I pronomi diretti sono i pronomi che svolgono la funzione di oggetto diretto, rispondendo alla domanda: chi ?
Mario chiama sempre me.
I pronomi indiretti sono i pronomi che svolgono la funzione di oggetto indiretto (o complemento di termine), rispondendo alla domanda: a chi ?
Mario telefona sempre a me.

Monosillabi

I monosillabi sono le parole formate da una sola sillaba. La sillaba è l’unità minima prosodica in cui può essere divisa una parola.

Gerundio passato

Il gerundio passato si usa in alcune proposizioni implicite:
- proposizione subordinata causale: non avendo visto i miei amici, sono tornato indietro.
- proposizione subordinata concessiva: pur avendo visto i miei amici, sono tornato indietro.

Indicativo imperfetto

L’indicativo imperfetto esprime un’azione o una situazione anteriore al momento in cui viene espressa, indicando ciò che era presente nel passato o evidenziando la sua relazione con il presente o con un’altra azione.

Quando

Quando è un avverbio o una congiunzione.
Avverbio: Quando arrivi ?
Congiunzione: Quando sono arrivato, non c’era nessuno.

Preposizioni proprie

Le preposizioni proprie sono:
di, a, da, in, con, su, per, tra, fra

Pronomi reciproci

I pronomi reciproci sono i pronomi indefiniti particolari uno … altro. Parlate gli uni con gli altri. Si usano anche nella diatesi riflessiva reciproca nei casi in cui potrebbe essere confusa con la diatesi riflessiva diretta. Noi ci aiutiamo l’un l’altro.

Participio

Il participio presente si forma dalla radice del verbo e dalle desinenze -ante, -ente, -ente: amante, cadente, guarente.
Il participio passato si forma dalla radice del verbo e dalle desinenze -ato, -uto, -ito: amato, caduto, guarito.

Proposizione implicita

Nelle proposizioni implicite il verbo è di modo indefinito: infinito, gerundio, participio. Per esempio:
Penso di tornare presto.
Tornando a casa, ho incontrato Francesco.
Tornati a casa, ci siamo accorti che non avevamo le chiavi.

Aggettivi

Gli aggettivi si aggiungono ai sostantivi per indicare più distintamente le persone, gli animali, le cose di cui si parla o per esprimere una loro qualità. Quasi tutti gli aggettivi sono dotati di flessione grammaticale nel genere (maschile o femminile) e nel numero (singolare o plurale) e si accordano con il nome che accompagnano. Mario è un uomo forte. Anche Stefano e Luigi sono forti. Gli aggettivi possono essere qualificativi, relazionali, numerali, interrogativi ed esclamativi, dimostrativi, possessivi, indefiniti (quantitativi, particolari, universali, negativi).

Qual è o qual’è ?

È preferibile scrivere qual è perché la parola qual esiste come forma autonoma (deriva dal troncamento di quale): non essendoci elisione l’apostrofo non è necessario. Qual è la verità ?

Un o un’ ?

L’articolo indeterminativo maschile un deriva dal troncamento di uno, mentre l’articolo indeterminativo un’ si ottiene dall’elisione di una. Quindi si scrive un se il sostantivo che segue è maschile (un amico, un albero), si scrive un’ se il sostantivo che segue è femminile (un’amica, un’onda).

Grado positivo

Il grado positivo di un aggettivo indica la qualità senza termini di paragone.

Comparativo

Il grado comparativo di un aggettivo indica la qualità facendo una comparazione tra due termini di paragone.

Nome del predicato

Il nome del predicato è dato da un nome o da un aggettivo che indicano l’identità, lo stato o la qualità del soggetto ed è sempre introdotto dal verbo essere in funzione di copula. Quel cane è pauroso.

Avverbi

Gli avverbi si aggiungono a un verbo, a un aggettivo, a un altro avverbio o a una frase per esprimere una loro determinazione o qualità. Gli avverbi sono invariabili. Mario corre forte. Anche Stefano e Luigi vanno forte.

Superlativo assoluto di acre

Acerrimo.

Complemento partitivo

Il complemento partitivo indica l’elemento del quale si individua una parte e risponde alle domande: tra chi ? tra che cosa ?
Francesco è uno di noi.

Maschile plurale di papà

Papà (è un sostantivo maschile invariabile)

Possessivi

I possessivi sono pronomi o aggettivi che indicano chi ha una particolare relazione (di possesso, parentela, amicizia ecc.) con ciò che è espresso dal nome che sostituiscono o che accompagnano.
La bicicletta rossa è mia.
La mia bicicletta è rossa.

‘Sto andando’ è un unico predicato verbale ?

Sì, quando il verbo stare svolge la funzione di verbo aspettuale o ausiliare di tempo forma un unico predicato con il verbo che accompagna.

Aggettivi della terza classe

Gli aggettivi della terza classe sono gli aggettivi qualificativi che terminano in -A, per esempio: altruista, conformista, egoista, ipocrita, parassita, poliglotta.