Augurio, Auspicio, Presagio

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Nell’antica Roma, quella dell’augure era una carica religiosa pubblica. L’augure era colui che prendeva gli auspici, che traeva un presagio da segni premonitori.

L’auspicio infatti era la decifrazione del volere degli déi attraverso l’osservazione del volo degli uccelli.

Romolo fondò Roma nelle vesti di augure.

Scrutò il cielo per presagire quale fosse il luogo scelto dagli déi per far sorgere la città e con il bastone ricurvo degli auguri (il lituo), indicò da oriente a occidente il limite delle regioni ovvero il tempio celeste a cui far corrispondere sulla terra il tempio terrestre: lo spazio consacrato.

Per delimitare questo spazio sacro e quindi il confine della città, tracciò un solco con l’aratro, avendo cura di sollevarlo là dove, una volta innalzate le mura, avrebbe aperto una porta, un punto di accesso tra interno (consacrato) ed esterno (non consacrato).

Oggi, credere nei segni di buon auspicio o di cattivo auspicio è una superstizione.

Augurare non significa più svolgere la funzione di augure, ma significa sperare che il futuro sia positivo.

L’augurio è quindi oggi una parola di speranza di bene e di felicità che si rivolge al prossimo in particoli ricorrenze, dicendo semplicemente: Tanti auguri !


Definizioni

: nei tempi antichi, previsione del volere degli déi tratta da segni premonitori - adesso, presentimento sul futuro

dal latino praesagium, composto di prae ‘prima’ e sagus, da sagire ‘avere fiuto’

: nei tempi antichi, divinazione tratta dal volo degli uccelli e successivamente da altri segni - adesso, presagio

dal latino auspicium, composto di avis ‘uccello’ e il tema di specĕre ‘guardare’

: nei tempi antichi, la cerimonia con cui gli auguri interpretavano il volere degli déi dall’osservazione del volo degli uccelli o da altri segni - adesso, desiderio che accada qualcosa di positivo e lieto

dal latino augurium, affine ad augere ‘accrescere’

: luogo consacrato, all’interno del quale si può trovare un edificio destinato al culto di una divinità.

dal latino tĕmplum, affine al greco témenos ‘recinto sacro’, da témnō ‘tagliare’

: vano aperto in un muro attraverso il quale si entra o si esce da una struttura

dal latino pŏrta ‘passaggio, porta’, affine a pŏrtus ‘porto’ e portāre ‘portare, condurre’

: limite di un territorio

dal latino confīne, neutro sostantivato dell’aggettivo confīnis, composto di cŭm ‘con’ e fīnis ‘limite, confine’

: trascorso, anteriore rispetto al momento attuale

dal latino păssus, participio passato di pandĕre ‘stendere, aprire’

: che sarà, che deve ancora avvenire

dal latino futūrus, participio futuro di ĕsse ‘essere’, quindi ‘che sarà’